Anticipazione del Foglio del 9 maggio
Il neocon saluta e incalza il Cav.
La rielezione di Silvio Berlusconi a primo ministro dell’Italia è più importante e promettente, per l’Italia e gli Stati Uniti, e in generale per le relazioni transatlantiche, di quanto la maggior parte dei commentatori abbia riconosciuto. Sebbene all’Amministrazione Bush siano rimasti soltanto nove mesi di mandato, è possibile, e auspicabile, fare notevoli progressi nel consolidamento dei legami tra America ed Europa.

La rielezione di Silvio Berlusconi a primo ministro dell’Italia è più importante e promettente, per l’Italia e gli Stati Uniti, e in generale per le relazioni transatlantiche, di quanto la maggior parte dei commentatori abbia riconosciuto. Sebbene all’Amministrazione Bush siano rimasti soltanto nove mesi di mandato, è possibile, e auspicabile, fare notevoli progressi nel consolidamento dei legami tra America ed Europa. I critici del presidente Bush lo hanno subito incolpato per l’incrinamento delle relazioni transatlantiche, soprattutto a causa del rovesciamento di Saddam Hussein, sostenendo che i sondaggi d’opinione dimostrano il risentimento popolare europeo nei confronti degli Stati Uniti e sottolineando compiaciuti che i due più fedeli alleati personali e politici di Bush – i primi ministri Tony Blair in Gran Bretagna e Josè Maria Aznar in Spagna – hanno dovuto abbandonare il proprio posto in gran parte a causa dell’insoddisfazione popolare per il sostegno che avevano dato alla guerra contro l’Iraq. Ma proviamo a osservare la concreta realtà della leadership europea: in Francia Nicolas Sarkozy ha preso il posto dell’irriducibile antiamericano Jacques Chirac. In Germania Angela Merkel ha sostituito Gerhard Schröder, categoricamente contrario alla guerra in Iraq. In Gran Bretagna il primo ministro Gordon Brown ha ripreso a parlare della “speciale relazione” tra Stati Uniti e Regno Unito. E ora, in Italia, Berlusconi torna a Palazzo Chigi. I tempi cambiano. (continua sul Foglio quotidiano)